BREVE BIOGRAFIA DI ROMANO PELATI,
OGGI DIRETTORE ARTISTICO DELLA GALLERIA D'ARTE MODIGLIANI


romano pelatiLe opere di Romano Pelati sono uniche e rimarranno intatte nel tempo in quanto scolpite solo su pietra dura, la materia più antica del mondo. L'Artista ha iniziato all'età di sette anni a modellare il filo di ferro per costruire i primi cavalli. Allora, Romano era solito fare i baratti con i suoi amici, per comperare i giocattoli e le figurine. I suoi lavoretti, costruiti semplicemente con tenaglia e martello erano molto più interessanti delle figurine o delle bighe per giocare. All'età di 9 anni comincia a studiare musica, approda nella banda di Villa Saviola, nel mantovano, che dopo 50 anni ha pubblicato una fotografia sulla Gazzetta di Mantova chiedendo a tutti se qualcuno si riconosceva. A dodici anni Romano costruisce assieme ad un amico il "go cart" con dei pezzi di tubo trovati negli scarichi e con un motore appartenente ad una vecchia lambretta. Purtroppo non c'erano soldi per continuare. Nel paese di San Prospero non esisteva nemmeno la corrente, infatti si adoperavano le lanterne a petrolio. A 17 anni diventa gezzìsta della sua orchestra studiando con accanimento, desideroso di incontrare il grande pubblico. I suoi primi concerti avvengono a 20 anni, quando Romano è in grado di suonare l'Aida, la Traviata, il Rigoletto, il Nabucco e il Bolero di Raver. Dopo aver fatto il militare, si sposa con una bella ragazza mantovana di nome Ida che purtroppo oggi è stata chiamata dal buon Dio. Romano mette su famiglia con due splendide bambine. La scultura però resta sempre nel suo animo; infatti il nostro Artista cerca di trovare uno spazio di tempo da dedicare alla scultura in una cantina stretta e buia la stessa dove un bel giorno approda il grande attore-regista Ermanno Olmi. A questo proposito Romano Pelati vuole ricordare la vicenda molto buffa: " io non volevo riceverlo perché ero tutto impolverato e il luogo non era adatto a quel tipo di personaggio, ma poi dopo varie insistenze da parte di Olmi, mia moglie, che allora custodiva la guardiola dello stabile, dove scolpivo, lo accompagnò da me. lo le dissi: "si accomodi "; poi pulì lo sgabello pieno di polvere e lo feci sedere; ero lì con cappello, maschera e occhiali e sembravo uno strano marziano vicino a lui che invece vestiva di tutto punto con cravatta. Lui mi disse: " sono contento di conoscerti, bravo! diamoci del tu". Ed io risposi: "ci provo ma non so se ci riescof perché lei è troppo grande per me". Olmi mi rispose: " tu sei come me, anzi più forte". "Aveva ragione lui, sono diventato più forte perché ero già più forte. Però lo sapevo solo io". "Fuori dello stabile c'era la folla che lo aspettava, mentre lui mi convinceva a fare un film dal titolo: " La Circostanza", dove interpretai la parte di un fattore di una grande azienda". La meccanica gli interessava più del cinema; pertanto, quello fu il primo e ultimo film. Romano preferiva elaborare motori dell'Abart con un suo amico, per farli correre più forte. Del resto aveva lavorato anche come meccanico di macchine operatrici, aveva fatto il saldatore con elettrodi di 8 millimetri, tanto che la maggior parte delle notti dormiva con le patate sugli occhi per togliere i raggi della potente saldatrice. Questa passione lo portò a fare domanda alla Borletti, dove da semplice operaio ricevette poco dopo una qualifica, specializzandosi in macchine automachine. Dopo due anni partecipò ad un concorso a tema libero dove fu premiato con un diploma e una medaglietta. I premiati dei primi posti, non erano validi artisti, e comprese subito che o per incompetenza o per interessi i trofei andavano a persone che non meritavano. Da allora Romano coniò una frase molto importante che oggi espone nella sua Galleria: "L'arte non è per chi corre ma per chi sa correre". Un bel giorno entra a far parte dell'associazione artistica-culturale della Modigliani, e poco dopo prelevando l'ambiente ne diventa il direttore a tutti gli effetti, mettendo alla porta alcuni critici che secondo lui non sapevano nulla. Con il tempo ha potuto scegliere un buon collaboratore critico, che lo ha accompagnato per lunghi anni della sua carriera. La Galleria è diventata a livello di esposizioni e concorsi, una delle migliori a Milano e in tutta Italia, anche perché sono state fatte tantissime pubblicità con pagine di quotidiani, aerei con striscioni, volantini fiere e permanenze. Accanto al suo mondo artistico, Pelati ha continuato ad approfondire il discorso meccanico e scientifico. "il mio pallino era la ricerca scientifica per l'abbattimento dei fumi delle canne fumarie, che andavano a finire nelle alte atmosfere. Dopo cinque anni di studi e di duro lavoro, ottenni un risultato enorme. Ne parlarono i quotidiani con vari articoli Ansa. Poi il governo non accettò questa grande ricerca poichè tutti gli anni i condomini dovevano pulire il contenitore dove depositavano i fumi perché si formavano delle scorie anche se lavate con solventi. Non contento della ricerca dei fumi mi butto a testa bassa su una ricerca scientifica più grande di me, quella riguardante l'energia alternativa. Oggi ho ottenuto il brevetto dal Ministero delle attività produttive di Roma. Se un giorno non ci sarà più l'oro nero arriverà l'ora bianco perché quella macchina che faceva fumo non avrà più nemmeno il motore bensì la turbina idraulica ad azione."E se qualcuno delle sette sorelle vuol farsi avanti si accomodi pure costruiremo le centrali; avremo una corrente senza scorie a basso costo e le auto che usciranno dalle case costruttrici con il pieno incorporato. Voi che siete i grandi delle terra cercate di lasciare un segno". "L'urlo che Voi ci siete, Voi lo troverete! Proprio come queste opere che ho fatto, e che rappresentano il segno che volevo lasciare". "Per quello che ho fatto lascio giudicare gli altri; quello che faccio lo giudico io". "li segno deriva dallavoro, dalle fatiche, dalle ricerche e dai risultati". Mi chiedo cosa devo fare per diventare Cavaliere del lavoro? Sono stato figlio di coltivatori diretti e so cosa significa arare, seminare, mungere, zappare e coltivare anche l'uva per fare il vino". "Fatevi avanti senza il nucleare". Romano Pelati è nato a Suzzara (MN). Risiede a Milano e svolge la sua attivita artistica in via Mosé Bianchi n. 11. Nel corso della sua attività nel 1974 ha ricevuto il diploma di corrispondente accademico di San Marco, Napoli; nel 1977 il diploma di nomina accademico d'Italia con medaglia d'oro e della Unione della Legion d'Oro in qualità di socio; nel 1980 il 1' premio e perenne esposizione alla Biblioteca comunale di Pero, in provincia di Milano e al Comune di Sesto San Giovanni (MI). Il primo incontro con l'arte Romano Pelati l'ha avuto a otto anni: modellava del filo di ferro. In un secondo tempo passa alla musica che lo impegna a fondo e, tra un solfeggio e l'altro, eccolo alle soglie dei diciassette anni. E il momento del debutto con la sua orchestra; l'impatto col pubblico avviene al teatro della sua città natale, in quel di Mantova. Passano gli anni e, purtroppo, quell'orchestra si scioglie. Romano con grande coraggio continua a studiare la sera, dopo il lavoro, esercitandosi con la tromba regalatagli dal padre. I1 tempo passa, e lui approda in una nuova orchestra che lo riporta su quel palco che lo aveva enormemente impaurito la prima volta. Ora con i nuovi compagni suonatori, suona musiche celebri: II Nabucco, La Traviata, Il Rigoletto, I'Aida. A ventiquattro anni la sua vita prende una svolta. Approda a Milano. Ora e capofamiglia e padre, ma nel suo cuore una grande forza lo aiuta a farsi quell'esperienza che gli fa capire che nel suo animo e sempre viva la fiamma dell'arte. Comincia così ad approfondire, attraverso varie esperienze, la sua conoscenza per la scultura e dopo un lungo cammino durato quasi dieci anni, arriva finalmente a scolpire le sue pietre: il granito, la sienite, il gneiss, la pietra focaia. Da principio la strada e molto dura, ma lui non si scoraggia, anzi affronta con ribellione 1'incredulita di coloro che lo deridono credendolo un anormale. Ora il lungo studio e l'ardua fatica hanno dato i loro frutti ed essi, gli increduli di cui sopra, lo guardano stupiti e con un po' di rimorso per il loro comportamento. Si e parlato, nelle opere di Romano Pelati, di arte neolitica, di rielaborazione di sculture greche, africane, o italiche perchè di esse hanno la forza e la tipica ieraticita. Niente di più vero ma quel che vale e che le figure dello scultore mantovano rappresentano le sue molteplici possibilista di determinare elementi di comunicazione, di scoprire, attraverso le ricerche di determinare elementi di ogni popolo e di ogni epoca, usando deile durezze a cui nessuno ha messo mani. L'immagine dunque risente delle indagini artistiche delle passate culture, ma Romano Pelati, con un processo di analisi e di sintesi le fa sue, non piu fine a se stesse perchè diventano l'equivalente del suo modo di amare la vita. Perche egli " sente" i canoni antichi come possibilita di andare oltre, mutandoli in attimi di esistenza, Lavorando attorno a questi soggetti con sensibilità, estro e passione, egli li vede crescere sotto le mani e per mezzo di essi, con l'ausilio della luce, ha il senso clell'accaduto, o di quello che deve accadere, soprattutto quello di stabilire un contatto, un legame tra qualcosa che si e perduto e la vita di oggi, insoddisfatta e crudele. (Antonio Oberti)